Un topo di biblioteca
Scrivere, che passione!"Il treno va lontano", non la classica paginetta di A e poi B e via dicendo. Il primo giorno di scuola, quando ancora malamente tenevo la penna in mano, la maestra non ci fece scrivere l'alfabeto, ma addirittura un'intera frase. Il romanzo de “I tre moschettieri”, che lessi in quel periodo, mi influenzò e mi entusiasmò e da allora il binomio leggere e scrivere mi ha sempre accompagnato.
Il mio primo romanzo “Cristalli”, lo diedi in lettura alla mia migliore amica nel 1984, superando la mia atavica timidezza. È quello al quale rimango legata in maniera particolare perché scritto durante la mia adolescenza, passaggio obbligato e turbolento dalla fanciullezza alla maturità e, per questo, rispecchia l’eterna lotta tra il bene e il male. Ambientata negli anni 70 del secolo scorso, è la storia violenta di una vendetta e di un amore incestuoso, dove i protagonisti ricalcano le orme delle bande di teppisti che si formano nei bassifondi delle città. Due anni dopo scrissi “La spada bianca”, cimentandomi nell’unica storia fantasy da me partorita nella quale, tuttavia, traspare ancora la mia adolescenza. Non vi sono draghi o folletti, bensì un immaginario mondo post-atomico dove vivono uomini che si reincarnano per combattere il male che dilaga sulla terra. Nel 1990 nasce “Il condottiero”, biografia romanzata di Cesare Borgia, primo lavoro documentato, con tanto di viaggi nei luoghi calpestati dal Valentino. L’aver scoperto che i Borgia non erano in realtà quei mostri che la Storia ha tramandato, mi ha fatto amare il personaggio in maniera particolare. La tragica morte di due amici, portati via dalla droga e dall’Aids, mi spinse un anno dopo a scrivere “Il richiamo del silenzio”. Un romanzo dai toni volutamente leggeri, ambientato nella Roma degli anni 80, dove i protagonisti si trovano a lottare contro questi mali della società. Sebbene sia un romanzo semplice, è tuttavia infarcito di aneddoti realmente accaduti. Il nuovo millennio è iniziato con la pubblicazione di “Principe delle tenebre”, biografia romanzata su Manfredi di Svevia. Con questo libro viene consacrata la mia predilezione nel narrare fatti storici nel modo più imparziale possibile, edulcorando la parte prettamente storica con una componente romanzata. È così che i miei personaggi di fantasia avranno l’onore di far compagnia, in momenti cruciali della Storia, a personalità realmente esistite. Nello stesso anno scrivo “Agemina”, primo romanzo storico ambientato in Italia, una storia che si intreccia con l’elezione al papato di Celestino V e con l’approssimarsi della cattività avignonese. Lo scopo è sempre quello di far comprendere la Storia esponendo i fatti in modo semplice, alla portata di tutti, intrecciando personaggi inventati ad altri realmente vissuti. Nel 2006 dalla mia penna esce “L’ombra della ginestra”, altro romanzo storico che nasce dalla voglia di spiegare i quanto mai tortuosi eventi che portarono alla Guerra dei Cento Anni. I miei personaggi, come sempre compagni di viaggio di altri realmente esistiti, ci aiutano a vedere, tramite i loro occhi, la vita cavalleresca del medioevo, i tornei e le battaglie. Nell’anno successivo, complice la mia passione per il baseball e il bombardamento mediatico nel nostro Bel Paese dove il calcio la fa da padrone, ho scritto “Come convivere con uno sport sconosciuto”, un racconto umoristico che nasce dal confronto di due sport diametralmente opposti. Il racconto è apparso sul web magazine “Il legionario”. È sempre il web magazine “Il Legionario” che a distanza di dodici mesi mi dà la possibilità di intervistare tutti quei personaggi che per i più disparati motivi hanno incrociato le loro vite con la città eterna. “Roma vista da me” è una ricetta letteraria i cui ingredienti sono immaginazione e Storia e dove la Monica sognatrice si è data la possibilità di fare due chiacchiere con i protagonisti della sua grande passione: la Storia. Due anni dopo prende vita un altro racconto: “E il mondo non fu più lo stesso...”, dove spiego in modo semplice gli eventi, più che mai ingarbugliati, che portarono allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. |
Nica Valentini
Nica è il mio soprannome, perché chiamarmi con il mio nome per intero è un po' troppo faticoso. Mi sono sempre chiesta a cosa pensassero i miei genitori quando hanno deciso di affibbiarmi tutti quei nomi, ma penso che a volte è meglio evitare fare certe domande. 花は桜木 ひとは武士 |


